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CARO, ESCO…HO UN CORSO!

Impiegata e burlesquer: la femminilità si mette a nudo (o quasi)

…dunque dicevamo…

ah, sì! Impazzisco per l’idea dello PsicoBurlesque**, uno splendido progetto nato a Pisa, che si sviluppa in un ciclo di incontri che alternano una parte pratica (tecniche del Burlesque) e una psicologica (gruppo tematico).

Della storia del Burlesque abbiamo già parlato qui.

Ora la mia amica Chiara di Vanni*, psicologa e tra le ideatrici del percorso, ci spiega cos’ha a che fare questa peculiare espressione artistica con la psicologia…

Il successo del Burlesque dipende essenzialmente ed esclusivamente dalle burlesquer. Donne imprenditrici di se stesse che trovano la propria dimensione in uno specifico immaginario, lo fanno proprio e lo comunicano al pubblico. Donne che non lottano per ottenere qualcosa che si sentono sottratto.. ma donne che fanno, che seguono il loro istinto e decidono cosa e come voglio apparire al mondo, costruiscono un personaggio e urlano “io sono anche questa!”. La mancanza di un modello fisico di riferimento e le diversità fra le principali star fanno si che non si possa parlare di una donna tipo. Si presenta sempre e solo una donna nuova, libera, forte, sicura, sensuale, intelligente e ironica, priva di tratti fisici omologati.

 

Non ci sono modelli fisici di riferimento perché il riferimento delle burlesquer è il proprio corpo tout court, come tratto distintivo che le rende autentiche e differenti dalle altre. La bellezza e le misure standard non rendono le artiste tali quanto piuttosto la capacità di comunicare sensualità, la sicurezza e l’estro, l’ironia e l’arte della seduzione più spudorata. Le burlesquer mettono in scena quello che sono con sorrisi ammiccanti, forte personalità e fantasia; attivano l’immaginario collettivo attraverso la creazione un personaggio specificatamente contestualizzato. Il Burlesque fornisce un’occasione di espressività il cui potenziale permette l’evoluzione della propria percezione prima e consapevolezza dopo (sia corporea che psicologica).

Potremmo pensare, oggi, che il Burlesque offre la tecnica, il luogo e l’opportunità perché si crei un contenitore che aspetta di essere riempito del personale contenuto.

L’esperienza del mettersi alla prova, concedersi il permesso di ridicolizzare il proprio corpo facendo uscire con prepotenza la parte seduttiva, attivano nella donna un percorso di intima emancipazione che innesca un forte e definitivo cambiamento interiore.prove

Lo PsicoBurlesque** si serve delle tecniche base del Burlesque (e di tutta la storia che sorregge e sostanzia questa arte) per fornire alle donne il modo e lo spazio di sperimentarsi. Potremmo considerarla (per certi aspetti e in riferimento a specifiche caratteristiche personologiche) a una sorta di terapia d’urto che permette di bay passare l’eventuale parte teorica sulla percezione corporea per accedere nell’immediato al fare, vedersi, accettarsi, farsi vedere, sentirsi e mettersi in mostra. Dall’altra parte offre, alle donne con una forte consapevolezza, l’opportunità di modulare, conoscere, accettare e gestire la propria sensualità. Indispensabile l’aspetto ludico, che sicuramente alleggerisce l’immaginario personale che si lega al concetto di corpo, nudo e sesso.

Il concetto di autostima è presente in tutte le tappe che consentono l’evolvere del percorso di PsicoBurlesque**.

L’incontro di gruppo di donne che hanno deciso di accostarsi allo PsicoBurlesque** agevola lo sviluppo di relazioni, la nascita di legami identificativi, la creazione di una cultura comune che potenzia i meccanismi trasformativi, il sostegno reciproco attraverso la condivisione e la messa in gioco delle risorse già attivate dal altre.

Elemento di importante rilevanza è la nascita di legami di amicizia profondi (riscontrati in tutte le edizioni del progetto di PsicoBurlesque** “Le Femme dans Burlesque), elemento che fa da specchio alla storia del Burlesque che ci presenta donne uniche e sicure che non riconoscono la competizione come un atteggiamento utilizzabile.

Il progetto di PsicoBurlesque** “La Femme dans Burlesque” si articola in incontri tematici che alternano una parte pratica (tecniche del Burlesque) e una psicologica (gruppo tematico).

 

 

braccua

Durante il primo incontro, ci confrontiamo con la storia del Burlesque e del come siamo arrivati oggi a parlare di PsicoBurlesque**. Dopo aver conosciuto l’arte alla quale abbiamo deciso di accostarci, parte dell’incontro è dedicata a giochi psicologici che agevolano la creazione di un confidenziale clima di gruppo; vengono presentati gli “oggetti/strumenti” del Burlesque con possibilità di provarli e di giocare con loro. Importante la creazione del personaggio d’arte il cui nome rappresenta le personali peculiarità. Dare vita a un personaggio permette di sentirsi più sicure nello scavalcare determinati limiti auto imposti dal senso comune di pudore e dal pregiudizio. Nella vita quotidiana, pensare al nostro personaggio (sicuro, capace, spavaldo e sfrontato) può fungere da sostegno in determinate situazioni che ci mettono in imbarazzo; indossare lingerie associata al personaggio, alimenta quel senso di segreta complicità con noi stessi che attiva sicurezza, ironia e senso di autonomia.giulia calza

Gli incontri successivi vertono su determinate tematiche quali: la Nudità e la Vergogna, l’Estetica Femminile e l’Autostima, Giudizio e Pregiudizio, lo Specchio e la percezione del proprio corpo, la Femminilità, Relazioni Intime: Amare se Stesse e l’Altro, Laboratorio Coreografico e Tecniche di rilassamento.

Il percorso inizia con un’ora di Gruppo e un’ora di Burlesque, per poi intrecciarsi nella fase in cui ci si confronta con lo specchio e concludere il corso con Performance e Gruppo.

 

 

*Dott.ssa CHIARA DI VANNI (dettagli: Google+): Psicologo Clinico c/o SYNOPSIS, Centro di psicologia clinica e comunità.

**PsicoBurlesque è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale; qui la pagina Facebook



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